Ancora una volta possono aiutarci

Virus Ebola e pipistrelli

Ancora una volta possono aiutarci

Sta circolando in questi giorni la notizia secondo cui i pipistrelli potrebbero ospitare il virus Ebola. Da Paolo Agnelli, chirotterologo del Museo di storia naturale di Firenze, riceviamo dei chiarimenti in merito: sappiamo che il serbatoio animale di questo virus non è ancora stato identificato con certezza, ma che tra i vari sospettati ci sono alcune specie dei cosiddetti “pipistrelli della frutta” o “volpi volanti”, specie che vivono in aree tropicali, che sono diurni e che si nutrono di frutta.
Sappiamo anche che una cattiva informazione può generare paura e mettere in cattiva luce animali su cui già gravano sciocche e ingiustificate superstizioni. È bene, quindi, chiarire che l'epidemia in corso nell'Africa occidentale è certamente dovuta al contagio da uomo a uomo. Potrebbero essersi verificati dei casi di contaminazione dalle “volpi volanti”, ma solo perché l’uomo si è cibato delle loro carni. Per questo, il governo della Guinea ha vietato la zuppa di pipistrelli.
I nostri pipistrelli europei non hanno nulla a che fare con le “volpi volanti” e in più, per fortuna, da noi nessuno se ne ciba.
Detto questo occorre sottolineare un punto molto importante che riguarda in generale la sensibilità e la resistenza ai virus. Dobbiamo porci questa domanda: perché i pipistrelli della frutta sono di fatto resistenti a questo e ad altri virus? Perché sopravvivono anche se infetti? Qual è il loro segreto e come possiamo trarne vantaggio, imitando, ancora una volta, la natura?
I pipistrelli sono animali molto antichi, evolutisi oltre 52 milioni di anni fa a partire da dei piccoli mammiferi terricoli che svilupparono “mani” allungate e impararono a volare, unico esempio di volo tra i mammiferi. Il grande incremento metabolico, legato allo sforzo che il volo richiede, esponeva il Dna dei pipistrelli a grossi rischi derivanti dalla massiccia liberazione di radicali liberi. La risposta evolutiva a questi rischi è stata lo sviluppo di meccanismi di protezione/riparazione del Dna che hanno comportato due effetti “collaterali” importanti: la resistenza ai virus e la longevità. Si stima che i pipistrelli europei abbiano un’aspettativa di vita di 10 o 15 anni, mentre si conoscono casi limite di pipistrelli che hanno raggiunto i 33 anni.
Ecco quindi che ancora una volta i pipistrelli ci vengono in aiuto: se riusciremo a comprendere meglio questi meccanismi, potremo anche noi migliorare le conoscenze sulla fisiologia del nostro corpo e trovare nuove cure per vivere più sani. Bisogna però cambiare atteggiamento, guardarsi intorno e cercare di comprendere, piuttosto che sentirsi i padroni del mondo e vedere una minaccia in ogni altra creatura che divide con noi questo piccolo pianeta.

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