Il fast-food dei pipistrelli

uno studio di successo

Il fast-food dei pipistrelli

Al Museo di storia naturale di Firenze continua la ricerca sui chirotteri antropofili (i pipistrelli che vivono anche nelle aree urbane). L’attenzione dei chirotterologi fiorentini si è rivolta allo studio dei tanti esemplari di pipistrelli conservati da oltre un secolo presso il Museo, appartenenti alle specie più comuni nei centri urbani. Sono esemplari giunti al Museo perché uccisi dal gatto di casa, trovati morti durante stagioni sfavorevoli, morti nei centri di recupero per la fauna selvatica ecc.

Il risultato dell’indagine è Cranial size has increased over 133 years in a common bat, Pipistrellus kuhlii: a response to changing climate or urbanization? pubblicato sul “Journal of Biogeography”. Si tratta di uno studio svolto da Alessandra Tomassini, Paolo Colangelo, Paolo Agnelli, Gareth Jones e Danilo Russo, studiosi delle Università di Firenze, Roma, Napoli e Bristol (Gran Bretagna). L’analisi ha riguardato gli esemplari di Pipistrello albolimbato raccolti dal 1875 al 2007. Gli scheletri dei pipistrelli sono stati misurati e confrontati per verificare se le dimensioni corporee della specie fossero cambiate nel tempo, per il riscaldamento globale o per la progressiva urbanizzazione del territorio. Il confronto fra esemplari di epoche diverse è servito a verificare quale di queste possibili ipotesi fosse quella giusta.

1 Prendendo in esame i possibili effetti del riscaldamento dell’ambiente, due sono le possibili risposte adattative della specie:

a) le dimensioni si riducono, perché diventa meno critica la dispersione di calore (un corpo piccolo disperde, in proporzione, più calore di un corpo grande);

b) le dimensioni aumentano, perché diventa più critica la perdita di acqua per evaporazione (un corpo piccolo disperde, in proporzione, più vapore acqueo di un corpo grande).

2 Prendendo in esame i possibili effetti della crescente urbanizzazione che aumenta la disponibilità di cibo e di ambienti a clima mediamente più caldo (concentrazione di insetti ai lampioni e più caldi rifugi negli edifici):

a) le dimensioni aumentano per il maggior apporto di cibo e per il minor dispendio energetico per la propria termoregolazione;

b) aumentano solo le dimensioni del cranio, come adattamento per gestire la cattura e la masticazione di quelle prede di maggiori dimensioni attratte e disorientate dai lampioni (e altrimenti non facilmente catturabili).

È stato scoperto che la dimensione del cranio dei pipistrelli esaminati è aumentata a partire dal 1950, anche se il cambiamento non è stato accompagnato da un aumento delle dimensioni del corpo.

Infatti è proprio dal dopoguerra che è aumentata l’illuminazione elettrica in Italia. Quindi per i pipistrelli “urbani” è diventato più facile catturare prede più grosse e redditizie.

Si può concludere che l’aumento delle dimensioni del cranio è un microadattamento evolutivo all’improvviso cambiamento nella dimensione delle prede disponibili.

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