Monitoraggio dei pipistrelli in Toscana

Studi e ricerche

Monitoraggio dei pipistrelli in Toscana

Con due cartine si evidenzia la distribuzione di tutte le 25 specie toscane con commenti per ogni specie, riguardanti le criticità per la conservazione e le azioni di gestione necessarie. È uno strumento indispensabile per le nuove ricerche, per conservare le più importanti emergenze chirotterologiche della regione, e per programmare meglio gli interventi di gestione del territorio a livello regionale. Cerchiamo di chiarire meglio.

La Direttiva 92/43/CEE, dispone il monitoraggio dello stato di conservazione delle specie di interesse comunitario, fra cui i chirotteri europei. Il primo passo per adempiere a tale disposizione è stata la raccolta delle informazioni disponibili, relative alla Toscana. Il lavoro è stato svolto dal Museo di storia naturale, Sezione di zoologia “La Specola”, e in particolare da Paolo Agnelli e Laura Ducci, a partire dal 2012, con l’esame e il riordino delle informazioni sulla distribuzione di molte specie di chirotteri raccolte nell'ultimo ventennio.

Tali informazioni costituiscono un patrimonio di segnalazioni molto importante per la conoscenza della distribuzione regionale dei pipistrelli. Le fonti da cui sono state estratte le segnalazioni sono varie, fra l'altro dalle bat-box colonizzate sia in ambienti boschivi che urbanizzati.

In questo lavoro di campagna i due studiosi hanno avuto l’indispensabile collaborazione di gruppi speleologici grazie ai quali è stato possibile raggiungere le grotte più interessanti per il rifugio invernale chirotterofauna, cioè quelle più profonde e difficilmente accessibili. È su questa base che è nato il progetto “ToscoBAT”, con la realizzazione di un sito web (http://toscobat.msn.unifi.it) dove gli speleologi possono segnalare ogni avvistamento di chirotteri nelle grotte toscane.

Al dicembre 2014, il database risulta composto da 2274 segnalazioni relative a 25 specie. Si tratta di un numero ragguardevole. I quadranti col maggior numero di segnalazioni e con il maggior numero di specie di chirotteri rilevate sono risultati quelli che si trovano lungo i rilievi appenninici e lungo una fascia che unisce la val di Cecina al Monte Amiata. Ulteriori indagini nelle aree apparentemente meno predilette dai pipistrelli permetteranno di capire se si tratta di una reale minor vocazione o se si tratti di semplice difetto di ricerca.

Per ogni specie è stata inoltre redatta una scheda riassuntiva dei risultati della ricerca, con una sintesi delle esigenze biologiche della specie, delle segnalazioni raccolte, della sua distribuzione in Toscana, del suo stato di conservazione e delle principali cause di minaccia e infine una tabella di riepilogo delle sue segnalazioni per ogni provincia e comune.

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